Sistemi Familiari Interni (IFS) - Immaginazione attiva

Perché non riesco a iniziare questo blog

(e cosa c’entrano le mie parti)

Mancanza di disciplina? Mancanza di volontà?
Perché a volte non riusciamo a iniziare qualcosa nonostante sia davvero importante per noi?

In questo articolo esploro questa domanda attraverso il modello terapeutico Internal Family Systems (IFS).
Parto da un esempio personale — la mia difficoltà di iniziare questo blog — per dare voce alle diverse parti che si possono attivare quando proviamo a fare qualcosa di nuovo e significativo.

Provo a mostrare come ciò che appare come un blocco possa essere, in realtà, una forma di protezione del nostro sistema interiore. E come, da lì, possa emergere un modo diverso di stare in relazione con sé stessi. 

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Quando qualcosa dentro di noi esita

Voglio iniziare questo blog.

E all’improvviso mi accorgo che qualcosa dentro di me esita.

Non è pigrizia.
Non è disinteresse.

È piuttosto un vago senso di paura.

Molti pensano a questo punto:
“Dovrei vincere questa paura.”

“Ho paura” o “una parte di me ha paura”?

Nell’approccio Internal Family Systems IFS (Sistemi Familiari Interni) la domanda cambia leggermente:

Chi dentro di me ha paura?

La domanda può sembrare sorprendente.

Il modello IFS si basa su un’idea semplice:

il nostro mondo interno non è una sola voce, ma è composto da diverse parti della nostra personalità. Tutte insieme formano quello che in IFS viene spesso chiamato  una famiglia interna.

Siamo abituati a dire:
“Ho paura.”

Il modello IFS propone una prospettiva diversa: 

Non: “Ho paura.”
Ma: una parte di me ha paura.

Questa piccola differenza cambia molto.

Quando diciamo “ho paura”, siamo completamente dentro quell’esperienza.
La paura riempie tutto il nostro campo di attenzione.
Quando invece diciamo “una parte di me ha paura”, succede qualcosa di diverso: si crea un piccolo spazio interiore.

In quello spazio possiamo osservare quella parte di noi, che ha paura, con curiosità.
Possiamo chiederci:

Chi è questa parte?
Di cosa ha paura?
E quali altre parti della mia mente stanno reagendo a questa paura?

Dare un volto alle nostre parti

A questo punto ho voluto andare più a fondo per capire quali altre parti di me avevano qualcosa da dire sul progetto di iniziare questo blog.

Nella mia esperienza è molto efficace esternalizzare le parti in modo visivo su un foglio di carta.

Dare una forma concreta ha una funzione importante: ci permette di riassumere il messaggio principale di ogni parte e di darle un volto.

Le parole parlano alla mente. Ma il volto di una parte comunica anche l’emozione.
In questo modo diventa molto più facile entrare in contatto con ciò che succede dentro di noi. 

© Corinne Voss

Chi osserva tutte queste parti? Il Sé

Osservo il foglio con le mie parti disegnate.

Vedo:

  • una parte che vuole che il blog sia scientificamente impeccabile

  • una parte che pensa che dovrei fare ancora altri corsi prima di iniziare

  • una parte che esprime un vago senso di paura

  • una parte che desidera iniziare il blog

E mentre osservo, emerge una domanda naturale: 

Chi è che le sta osservando?

Nel modello IFS questa capacità di osservare le nostre parti con calma e curiosità viene chiamata il Sé.
Il Sé non è una parte in più. È la dimensione della nostra mente che può ascoltare tutte le parti senza essere travolta da nessuna di esse.
Quando siamo in contatto con il Sé emergono qualità molto specifiche:
curiosità, calma, chiarezza, compassione.

È proprio da questo spazio che possiamo iniziare a conoscere meglio le nostre parti.

Quando le parti diventano alleate

Guardando la mia “famiglia interna”, noto subito qualcosa:

la parte perfezionista e quella che vuole continuare a studiare sembrano essere alleate.
La parte perfezionista dice: “Se fai un blog deve essere scientificamente impeccabile.”
La parte che vuole continuare a studiare aggiunge: “Forse dovresti prima fare ancora qualche corso.”

A prima vista sembrano rallentare il progetto.
Ma osservandole meglio, emerge qualcosa di diverso.

Quando le parti diventano alleate
© Corinne Voss

I manager: quando la mente cerca di proteggerci

Nel modello IFS partiamo dal presupposto che tutte le parti abbiano delle buone ragioni per comportarsi nel modo in cui si comportano.

Così provo a chiedere a queste due parti:

In quali situazioni il vostro intervento diventa importante?

La risposta arriva immediata:
“Quando stai per esporti pubblicamente con qualcosa che potrebbe non essere abbastanza buono.”

Quindi percepiscono un rischio.

Chiedo ancora:
“Cosa temete possa succedere?”

La risposta è chiara:

“Potresti fare errori.
Potresti sembrare incompetente.
Potresti essere criticata.
Potresti perdere credibilità.”

A quel punto diventa difficile dare loro torto. Il rischio esiste davvero.
Queste parti stanno cercando di prevenire situazioni in cui potrei sentirmi esposta, giudicata o inadeguata.
Nel modello IFS queste parti vengono chiamate  manager. Il loro ruolo è proteggerci da ciò che potrebbe farci sentire vulnerabili

Perché rimandiamo (secondo l’IFS)

Osservando meglio, noto che entrambe queste parti arrivano alla stessa conclusione:

“Forse è meglio non iniziare ancora.”

Questa strategia ha un effetto immediato: la tensione si abbassa.
Ma allo stesso tempo il progetto resta fermo.

Vista in questa prospettiva, la procrastinazione assume un significato diverso.

Non è semplicemente un problema.
È una soluzione.

Una soluzione temporanea che il sistema trova per proteggersi.

Nel momento in cui rimando, sono al sicuro.
Non rischio di sentirmi inadeguata, impreparata o esposta.

Cosa c’è sotto la paura

E questo mi riporta alla parte che avevo notato all’inizio: quella che prova un vago senso di paura.
In IFS, parti che portano paura sono spesso parti più giovani.

Parti che si sono formate in momenti dell’infanzia o dell’adolescenza in cui ci siamo sentiti vulnerabili, esposti o feriti. Quando qualcosa nel presente richiama quelle esperienze, queste parti si riattivano.
E con loro tornano anche le emozioni di allora.

Cosa succede esattamente quando una parte si riattiva? Possiamo immaginarlo in modo molto semplice.
È come avere una piccola ferita che, in passato, non è stata davvero curata. Finché nessuno la tocca, sembra quasi che non ci sia più.

Ma basta un gesto, una parola, una situazione che somiglia a quella di allora…ed è come se quella ferita venisse sfiorata di nuovo. 

In quell’istante, il dolore che sentiamo non appartiene solo al presente.

È anche il dolore di allora che ritorna.

E con esso, il bambino interiore che porta quella esperienza.

Quando i nostri bambini interiori si fanno sentire con il loro dolore, rischiamo di esserne sopraffatti.
L’emozione del nostro bambino interiore può manifestarsi in modo intenso, oppure in modo più sottile, come una lieve inquietudine…
Oppure, per collegarmi a ciò che è successo a me quando volevo iniziare il blog: come un vago senso di paura.

Nel modello IFS queste parti vengono chiamate esiliati.
Si parla di ‘esiliati’ perché il nostro sistema interiore cerca di allontanare, di ‘esiliare’ quel dolore, quella paura.

E questo non avviene per caso.
Il dolore che queste parti portano può essere molto intenso, a volte persino difficile da sostenere.

Per questo entrano in gioco altre parti, che cercano di proteggerci da quel contatto diretto.
Questo avviene, come abbiamo già visto, grazie al lavoro infaticabile delle nostre parti manager.
Il loro ruolo è quello di tenere questi bambini interiori, con il loro dolore, ben protetti e lontani dalla nostra consapevolezza.

Cosa c’è sotto la paura
© Corinne Voss

Le parti non sono il problema

A prima vista, parti come il perfezionista o lo studente eterno sembrano bloccare il progetto.
Per questo siamo tentati di combatterle.

Molti approcci cercano infatti di insegnarci a eliminare queste parti o a sostituirle con versioni più “positive”.

L’approccio IFS si basa invece su un presupposto diverso:

“Tutte le parti sono benvenute” e “non esistono parti cattive”, sostiene Richard C. Schwartz, il fondatore del modello IFS.

All’inizio questa idea può sembrare controintuitiva.

Perché accogliere proprio le parti che ci bloccano?

Eppure, osservando più da vicino, emerge — come abbiamo visto — qualcosa di diverso:
queste parti non sono contro di noi.
Stanno cercando, ognuna a modo suo, di proteggerci.

Quando il blocco non è il problema, ma un segnale

Guardando questa dinamica oggi, mi rendo conto che il blocco non è il problema.

È un segnale.

Un segnale che dentro di me ci sono parti che percepiscono un rischio e cercano di mettermi al sicuro.

Il punto, quindi, non è forzarmi ad andare avanti,
né zittire queste parti.

Il primo passo, in un’ottica IFS, è diverso:
fermarmi,
ascoltare,
e capire di cosa hanno bisogno per rilassarsi un po’.

Perché quando iniziamo a vedere le nostre parti in questo modo, qualcosa cambia. Non siamo più in lotta con noi stessi. Iniziamo a costruire una relazione.
E da lì, spesso, emergono possibilità nuove.

Andare più in profondità: le parti più giovani, i nostri “bambini interiori”

Ma il lavoro non si ferma qui.
Un secondo passo, in un’ottica IFS, è quello di andare più in profondità e avvicinarsi alle parti più giovani, quelle che portano le ferite.
Queste parti — i nostri “bambini interiori” — portano ancora oggi il peso di esperienze passate.

Il modello IFS propone modi molto delicati e simbolici per aiutare queste parti a lasciare andare ciò che portano.
Quando questo avviene, qualcosa cambia profondamente.
Queste parti non hanno più bisogno di essere protette in modo così rigido.

E con il rilascio del dolore, può tornare anche qualcosa che spesso era rimasto nascosto:energia, vitalità, creatività.

Perché insieme al dolore, spesso, era stata “esiliata” anche questa parte viva di noi.

Le parti protettive non sono il nemico

E cosa accade allora con le parti manager?
Spariscono? Vengono eliminate?
No.

L’IFS è molto chiaro su questo punto: tutte le parti sono benvenute. Le parti che ci hanno protetto, spesso in modo instancabile, rappresentano una risorsa preziosa. La loro energia non va eliminata, ma riconosciuta e riorientata.

La mia parte perfezionista, per esempio, con la sua attenzione ai dettagli, può diventare un valido alleato nella scrittura dei testi del blog.

Ma non sarà più lei, da sola, a guidare il processo.

Allo stesso modo, la mia parte “eterno studente” può sostenere l’integrazione di ciò che ho già imparato, senza spingermi continuamente a rimandare.

Relazionarsi alle proprie parti: il ruolo del Sé

L’IFS è quindi uno strumento molto efficace per comprendere la dinamica tra parti vulnerabili e parti protettive nel nostro mondo interiore.

E, soprattutto, ci invita a relazionarci con queste parti da un luogo diverso:
quello che nel modello viene chiamato il Sé.

Proprio sotto la superficie delle parti che si attivano nel quotidiano — il mio perfezionista, il mio eterno studente — esiste una dimensione di noi che possiede chiarezza, calma e una profonda capacità di cura.

Entrare in contatto con questo spazio cambia il modo in cui ci relazioniamo a noi stessi.

In questo senso, il percorso IFS non è solo un lavoro di comprensione, ma anche di trasformazione.

Non si tratta semplicemente di “risolvere un problema”, ma di sviluppare una relazione diversa con il nostro mondo interiore.

E, passo dopo passo, imparare a prendercene cura.

© Corinne Voss

Quando qualcosa di nuovo può iniziare

E, tornando alla domanda iniziale — perché non riesco a iniziare questo blog? — la risposta non è così semplice come poteva sembrare all’inizio.

Non si tratta — come abbiamo visto — di mancanza di volontà o di disciplina.

Si tratta di parti di noi che cercano di fare le cose nel miglior modo possibile e di sentirsi abbastanza preparate prima di permetterci di esporci.

Quando iniziamo a riconoscere questa loro intenzione positiva, possiamo apprezzarle per quello che sono, invece di combatterle per quello che sembrano essere: dei nemici interni.

È da questo riconoscimento sincero del loro ruolo protettivo che possiamo iniziare a chiederci di cosa hanno bisogno per rilassarsi un po’.

È proprio da lì, da questo ascolto, che può inizare qualcosa di nuovo.

E tu?

Cosa succede dentro di te quando vuoi iniziare qualcosa di importante?

Quali parti emergono?